Sinistra Depressione

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A ripensarci oggi mi accorgo che la conosco da tanti anni. Me ne innamorai subito, dai primi anni del liceo. Non fu proprio una cotta adolescenziale, è stato un amore cresciuto piano piano, nel tempo. Prima da lontano la guardavo o forse la spiavo, si potrebbe dire. Lei ed il suo gruppetto di amicizie, già a 15 anni sembravano dei radical chic di sinistra 40enni.

Non furono le sue occhiate furtive da lontano che facevano da risposta alle mie a farmi capire che anche lei mi spiava per interesse. Ci fu qualcos’altro che ancora oggi non so dirvi, però era una certezza. Sapevo che le piacevo anche io.

Poi ognuno ha fatto le sue esperienze, i suoi giri e ha messo le mani in pasta alla vita. Ma come ogni storia importante che si rispetti rispettammo un certo copione ed agli inizi degli anni 2000 ci incontrammo nuovamente e ci ricordammo di essere l’uno innamorato dell’altra!

Lei aveva cambiato molti soprannomi. Una cosa buffa ed intrigante era un ciondolo che indossava sempre con le iniziali: PD. Mai conosciuto qualcun altro usare come iniziali quelle del soprannome, ma tant’è.

Donna complicatissima, come tutte quelle che ti fanno perdere la testa veramente. La convivenza mi sbattè in faccia una verità imprevista anni prima: non eravamo d’accordo su tantissime cose! Forse il problema ero io, mi son detto milioni di volte.

Certo riconosco di avere un carattere affatto facile, ma almeno mi sembra di essere chiaro. Ho delle idee nette su molti argomenti, le persone che mi conoscono sanno perfettamente come la penso e da che parte sto.

Lei no! Lei è sofisticata, intelligente, ma estremamente volubile. Ha bisogno di ragionare per dei mesi interminabili per esprimere un’opinione. Cambia idea, cambia in continuazione e la cosa che meno sopporto è il suo tentativo di mettere insieme cose che insieme non stanno! Lei dice che è una ricchezza. Io penso che sia un ottimo modo per non prendere posizione, per non scontentare nessuno e per diventare delle persone scisse!

Come si fa ad essere di sinistra ma anche cattolici? A mettere insieme il pensiero dei preti e le battaglie sulla legge 40, l’aborto, il testamento biologico? Come si fa a non decidere sul sistema di economia da perseguire? Come puoi parlare ancora di comunismo, alzare il pungo, salutare il compagno e poi guardare allo spread, non preoccuparti delle coop rosse? Come riesci ad esprimere solidarietà alle donne vittime di violenza e poi ad appoggiare una guerra? Boh!

Non le conto più le volte che abbiamo litigato su queste cose. Il periodo peggiore fu quando frequentava Walter. Fu quel tizio a convincerla che far convivere gli opposti era una ricchezza, una risorsa. Beh l’ho odiato per queste idee che le ha trasmesso.

Poi però arrivò un’altra persona nella sua vita, un punto che le divenne di riferimento: Pierluigi. Io li osservavo da lontano, come quando la spiavo al liceo. Una brava persona Pierluigi. Sopratutto onesto direi. In quel periodo mi sembrò sempre meno confusa. Aveva poche idee, ma chiare. Prendeva posizione, tornai ad amarla con rinnovato interesse. Pensai anche di farci un figlio, qualche volta. In silenzio, nella mia mente. Pensieri ingombranti!

Una cosa non vi ho detto però. Un dettaglio troppo importante per essere taciuto, ma troppo intimo per metterlo all’inizio di un racconto. Lei è depressa. Ha una naturale tendenza al pessimismo, ha una lunga collezione di piccoli fallimenti. Non posso dire che sia una persona irrealizzata né tantomeno fallita. Però è certo che è sempre arrivata ad un passo dalla riuscita, dalla piena realizzazione, ad un metro dalla costruzione di qualcosa di importante ed in un modo o nell’altro ha fatto qualcosa o è successo qualcosa per la quale il tutto non si è mai concretizzato.

Vi assicuro è difficile amare una donna così, è complicato starle accanto. Ho provato tante volte a consigliarle di curarsi. Le ho anche trovato il più pravo psichiatra su piazza, ma lei, come sempre, ha ricalcato il solito copione. Ci si è avvicinata, lo ha conosciuto, ascoltato, ha anche letto delle cose scritte da lui, assistito a dei convegni. Poi sul più bello, nel momento in cui era pronta ad accogliere le indicazioni dello psichiatra per il quale sembrava aver espresso apprezzamenti …. niente, improvvisamente si volta dall’altra parte e scappa.

Poi è arrivato il momento del concorso nazionale! Era un posto importante, ambitissimo. Un posto in parlamento. Lei studia da una vita per quel posto, finalmente la vedo piena di vitalità, sicura di sé, studia, si prepara, fa un lavoro estenuante per quel concorso.

Da quel che avevo visto io avrei giurato che sarebbe stata la migliore, effettivamente forse aveva sottovalutato alcune cose, fatto sta che vince comunque il concorso, entra in parlamento e corona il suo sogno. Certo il nuovo lavoro è impegnativo, un posto di grande responsabilità, dove bisogna essere veramente all’altezza della situazione, ma lei sembra pronta e determinata.

È in questo momento che organizzo l’appuntamento perfetto. Arriva sempre il momento in una relazione di lungo corso in cui hai la fortuna di innamorarti di nuovo. E allora le dico stasera pensiamo a noi, ho prenotato nel miglior ristorante possibile, vestiti per le grandi occasioni, ti passo a prendere a lavoro!

Lei è bellissima e sembra la donna più felice del mondo, che esce per la serata più importante di tutte. La porto in un ristorante che conosco da tanto. Non ci ho mai mangiato, ma sono talmente tanti gli amici che lo hanno provato che sono sicuro della riuscita. Ho letto tutte le recensioni possibili sul web, è un plebiscito nazionale, persone diversissime tra loro hanno espresso apprezzamenti per il locale e da ultimo anche molte persone che non mi stanno particolarmente simpatiche lo hanno sponsorizzato molto, si chiama: Rodotà.

Non faccio in tempo nemmeno a parcheggiare la macchina, senza un motivo, senza una avvisaglia quando lei vede il nome del ristorante si scurisce in volto, sbraita, dice che non è d’accordo, che non le piace, che non ci vuole andare. Chiedo il perché, ma lei ormai è chiusa in un mutismo catatonico, non dà l’idea di non voler comunicare, dà proprio l’idea di non riuscire a pensare, è immobile.

Quello è il momento in cui l’ho persa. Per sempre. È difficile riconoscere una separazione quando non ne hai voglia, ma sono passati 2 giorni e ora lo so. Ci siamo lasciati.

Lei ora racconta a tutti che è colpa mia, che è finita ed io non capisco. Non capisco una cosa che per lei è tanto ovvia: ho sbagliato ristorante nel giorno più importante della nostra storia d’amore. Ho sbagliato ristorante perché non l’ho scelto io, dice lei. Perché lo hanno scelto altri al posto mio ….

Ora posso dirvi, una volta e per tutte le volte che me lo chiederete: non ci siamo lasciati. Lei mi ha lasciato.

Non ho sbagliato ristorante, la mia scelta era la stessa di tanti altri, ma la mia scelta, quella sera, era mia!

Mi ha lasciato perché lei è depressa, non si è mai curata e non è in grado di fare delle realizzazioni nella sua vita. Si è scelta un destino e nella sua scelta c’è un trucco: quando rischia di riuscire, deve distruggere tutto quel che ha fatto, in questo modo  può evitare di prendersi la responsabilità della sua riuscita. In questo modo può raccontare sempre che è colpa degli altri.

Come ogni finale, anche questo si chiude con una canzone: listen

In Treatment al netto del Trattamento

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La nuova serie televisiva di Sky, In Treatment, ha destato molto interesse nel bel Paese. La questione però è molto curiosa a mio avviso!

Prima curiosità: la nuova serie di Sky non è nuova per niente. Tutti sapete che è il rifacimento Italiano della serie americana andata in onda su HBO. La stranezza sta nel fatto che la stessa serie a stelle e strisce è stata mandata in onda anche nella nostra penisola tempo fa, tutte e tre le stagioni, eppure non aveva destato nessun seguito degno di nota, nessun trafiletto sui giornali né  tantomeno aveva sollevato discussioni all’interno dei “salotti” culturali Italiani. La rivisitazione Castellittizzata ha invece prodotto tutti i risultati sopra citati! Tutto merito della capacità di marketing dell’ala Italica di Sky cinema? Forse un po’ presuntuoso affermare ciò. E’ possibile che in questo momento, diversamente dal recente passato, l’argomento “attiri” di più o quantomeno che ci siano diverse motivazioni che ne hanno favorito l’attenzione mediatica e culturale. Se così è, però, varrebbe la pena cercar di capire COSA è cambiato tanto da far osservare questa disparità di accoglienza tra il prodotto USA ed il remake Italiano…

La seconda curiosità sta nel fatto che da “addetto ai lavori” mi sento in obbligo di ringraziare SKY Cinema per questa operazione. La cosa è curiosa, perché non mi sarei mai immaginato di dover lodare una serie televisiva, ma questa volta mi corre l’obbligo.

Sono innumerevoli i tentativi di portare la psicoanalisi o la psicoterapia sul grande e sul piccolo schermo. Molti di questi sono anche riusciti a mostrare alcuni lati reali. L’ultimo esempio che mi viene in mente, per quanto riguarda l’Italia, è nel film “La Stanza del Figlio” di Nanni Moretti. Lì si trattava di psicoanalisi e veniva mostrato chiaramente quello che succede nella realtà, cioè nulla. (guarda le scene) Il paziente entra nella stanza d’analisi, si sdraia sul lettino, si sfoga, ogni tanto fa qualche domanda e l’analista non risponde. Ascolta, se va bene. Se va male pensa ai suoi problemi.

In Treatment non tratta di psicoanalisi in senso stretto. Il setting non è quello ortodosso  – non esiste il lettino – e anche l’approccio non è rigidamente psicanalitico. Diciamo che il tipo di setting ed il tipo di rapporto che viene messo in scena è riconducibile ad una psicoterapia che sembra una via di mezzo di tanti approcci, è sicuramente un qualcosa con il quale la maggior parte del pubblico che ha avuto una esperienza di psicoterapia riuscirà ad identificarsi, proprio perché riporta elementi di diversi approcci.

E fin qui ho descritto. Ora urge il ringraziamento di cui sopra. Il merito “dell’operazione” In Treatment fatta da SKY è indubbio ed è quello di aver portato sul piccolo schermo una verità. La serie, al di là delle storie e dei temi trattati, ha il pregio di riportare piuttosto fedelmente quello che è il comune denominatore delle psicoterapie effettuate nel bel Paese, tranne alcune eccezioni.

Da questo lo spettatore può dedurre che ciò che accade in migliaia di studi privati, dalle porte ben chiuse, dai muri spessi, nella privacy più guardinga e nel segreto assoluto è: ……. (suspance) un bel niente!

Non esiste nessuna riflessione, nessun tentativo di indagare l’aspetto NON cosciente del pensiero del paziente. Non esistono i sogni, figurarsi l’interpretazione dei sogni. Non esiste interpretazione delle dinamiche NON coscienti, non esiste una ricerca sul pensiero senza coscienza!

C’è solamente un buon ascolto del terapeuta, un’esigenza di sfogo da parte del paziente, a volte l’urgenza di qualche domanda che cerca risposta e viene puntualmente frustrata. Perché la ratio che c’è dietro questa prassi è che il terapeuta non ha le risposte , al più può aiutare il paziente a trovare le sue. Vien da chiedersi: a chi verrebbe in mente di spendere 100€ l’ora (tanto è l’onorario del dott. Mari) per farsi delle domande alle quali bisogna rispondere per proprio conto? ……

A questo punto un piccolo avvertimento: chi si è appassionato alla serie non legga oltre, sto per svelare l’epilogo di alcune storie.

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Dal momento che la serie è già andata in onda possiamo anche volgere uno sguardo su alcuni contenuti e dinamiche che In Treatment mostra sullo schermo con una puntualità da reportage storico, con un’aderenza quasi ossessiva alla realtà.

Alla paziente affetta da “transfert erotico”, giovane e bella, il terapeuta cederà (facendo il contrario di ciò che successe a Breuer molti anni fa!). Succede, molti sono gli esempi, purtroppo, di relazioni agite nel setting terapeutico.

Il militare (nella versione Italiana Carabiniere) non resisterà al suo malessere ben mascherato e si suiciderà, forse anche a causa di un rapporto terapeutico fallito. Ebbene succede anche questo, c’è più di un esempio di suicidio avvenuto a persone che stavano affrontando una psicoterapia.

Insomma lo spaccato che ne esce è veramente ben descritto e reale. Penso sia un ottimo lavoro che fa una splendida pubblicità negativa ad un certo modo di fare psicoterapia che è incapace o forse non ha nessuna voglia di occuparsi di quella parte del pensiero umano che occupa un terzo della vita di tutti noi. Quella parte di pensiero che si svolge senza coscienza, si muove per immagini e fa la caratteristica del pensiero umano che lo differenzia dagli animali. Quella stessa parte di pensiero che, se si ammala, diventa la sede della malattia mentale.

“Se lei contessa, vede ancora la vita dentro i limiti del naturale e del possibile, l’avverto che lei qua non comprenderà nulla”

(Pirandello, I  giganti della montagna)

L’IMPORTANZA DI ESSERE MANNARINO

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Un Mannarino ci vorrebbe sempre in qualunque paese, in qualunque cultura.

Perché è un artista. Uno capace di fare una magia: prendere una cosa brutta, tragica, che fa arrabbiare. Una di quelle cose contro le quali vorresti ribellarti, armato della rabbia cieca che spesso diventa violenza e fa la ribellione suicida e la trasforma in una cosa bella, in un’opportunità per riflettere e cambiare, in qualcosa che ti rende migliore.

Così un carcerato può chiedere al questore: “Che senso ha chiudere uno qua? Che se era una cosa che te faceva diventa’ più buono l’avrebbero chiamata bontà e non cattività!”

E preferisce raccontarsi una favola, quella di Re Bibbia e Regina Coeli, in cui i bambini nascono tutti uguali, né ladri né carabinieri, e senza pensieri!

Ti dice di Vivere la Vita.

E fa un trattato di psicoterapia, diagnosi: “Non c’è cosa più triste di un padre che non ha amato, lui si metteva le dita in gola per vedere se ancora aveva un cuore, lei si truccava forte per nascondere un dolore”. Trattamento: “C’è il momento di stare su e quello di cadere giù nel fondo, e allora avrai paura perché a quella notte non eri pronto. Al mattino ti rialzerai sulle tue gambe e sarai l’uomo più forte del mondo!” Prognosi: “Ma il mondo non cambia spesso, allora la tua vera rivoluzione sarà cambiare te stesso! Posso dirti una cosa da bambino? Esci di casa, sorridi! Respira forte, sei vivo, Cretino!”

In più è onesto. Come i veri artisti sono, perché non si fa problemi a dire che: “Ce dicono de vive da morti pe poi resuscita’!”

Lo invidio Mannarino, vorrei essere capace di scrive storie come ne è capace lui. Vorrei saper fare quella magia. Ma faccio altro.

Però lavoriamo con lo stesso materiale, parliamo entrambi di: identità, ricerca, esigenze, immagini, donne, rapporto uomo donna e bambini che nascono tutti uguali.

(Intervista a Mannarino, Corde Tour)

Chissà che non ci sia lo zampino di un Paroliere comune. Una volta all’università di Chieti, ad ascoltare una lezione di psicologia l’ho visto…Mannarino.

Pedofilia e Clero secondo il Nobel

Quando uno Psicoterapeuta affronta la malattia mentale di un paziente sa che avrà a che fare, tra le altre cose, con un conflitto intra psichico (per capirci quando 2 o più istanze scisse dell’Io spingono in direzioni differenti creando una situazione conflittuale interna).

Ma molto spesso deve ben cercare il conflitto extra psichico (la malattia della mente è una malattia per lo più dei rapporti. esistono rapporti interumani che fanno stare male).

images-1Chi fa il mio mestiere però cerca anche di stare MOLTO attento al contesto culturale. Ovvero a quali messaggi “subliminali” vengo passati dalla cultura dominante. Perché molti di questi messaggi, pensieri, modi di interpretare il reale possono essere assorbiti senza averne coscienza e possono poi confonderci le idee. Le idee invece, almeno su alcuni temi, devono essere chiare, cristalline, senza tentennamenti! Ebbene oggi è uno di quei giorni in cui vi dico di fare attenzione, di alzare le antenne, perché l’idea che si vuol far passare nell’articolo dal titolo: Dario Fo Fate sposare i preti e la pedofilia morirà di Angela Camuso sul Fatto quotidiano è pericolosa! (fonte: Segnalazioni.blogspot.com)

Dall’articolo evinciamo che la Camuso ha scritto un libro sul tema “Pedofilia e Clero” e Dario Fo ne ha scritto la prefazione.

Ora il Sig. Fo è un Nobel per la letteratura ma non sapevo che fosse anche uno Psichiatra di provata esperienza capace di fare diagnosi di malattia, di spiegarci l’eziopatogenesi e di indicare la prognosi.

Eppure secondo il discorso dei due (Fo & Camuso) scopriamo che, cito: “Tutta la fatica fatta dalla Chiesa per cercare di togliergli di torno donne! [ai preti] Gesù era uno che secondo i vangeli apocrifi aveva più di una donna! E la Maddalena nella tradizione popolare è stata sempre guardata come la donna di Gesù… Per questo, sotto la piaga della pedofilia c’è la grande testardaggine della Chiesa, che ha paura di cambiare registro”.

Quindi sotto la piaga della Pedofilia c’è l’imposizione del Celibato da parte della chiesa cattolica. Il ragionamento ci porta a pensare che, dal momento che i preti hanno dei “normali” istinti sessuali che li spingono all’accoppiamento e non potendo soddisfarli con una donna, allora risolvono il problema accoppiandosi con dei bambini (maschi o femmine che siano), con dei minori!

L’esempio che l’illustre Nobel porta per suffragare la sua tesi è il seguente, cito: “Io mi ricordo nel paese dove vivevo, abitavo vicino al lago, c’era il prete di casa che aveva un negozio dove c’era dentro una donna, ancora giovane, devo dire… il prete veniva a trovarla girando di dietro. Ed era la sua amante, in paese tutti lo sapevano. Ma davanti a un fatto che avesse una donna tutti pensavano: è uno sfogo naturale, vuol dire che sarà più umano verso di noi”.

E qui getta la maschera! Il rapporto sessuale (quello “normale” secondo Fo, uomo-donna) è SFOGO naturale. Essendo uno SFOGO vien da sé che se qualcosa o qualcuno lo reprime, lo impedisce, può generare comportamenti violenti da parte del represso. Ci manca solamente che si dica esplicitamente che il Pedofilo ha le sue “ragioni” a fare quel che fa visto che gli impediscono di SFOGARSI naturalmente con una donna come è normale che sia!

Questo è un discorso pericoloso ed inaccettabile che vuol far passare la patologia per normalità.

La causa della Pedofilia che individua Fo è falsa! Il Pedofilo è un malato di mente GRAVE, tra i più gravi. Questa malattia porta a svuotare di significato e di affettività il minore (il simbolo stesso della nascita, dell’età migliore, della fantasia e dell’irrazionale) portando il soggetto a rapportarsi a lui nel modo più violento possibile. E sia ben chiaro, nella violenza che usa il Pedofilo sul minore non c’è nessuna sessualità, non può coesistere la sessualità con la violenza! C’è il tentativo di far impazzire, di far ammalare la vittima e di rovinare la sua capacità affettiva!

Dietro al discorso del premio Nobel c’è un pensiero chiaro, da lui stesso affermato: il rapporto sessuale (che nulla ha a che fare con la violenza del Pedofilo) è sfogo! quindi è violenza! (un vecchio discorso sessantottino). Cioè quello che fanno un uomo ed una donna nella loro intimità è semplicemente un bisogno fisiologico, quello di far sfogare una certa tensione fisica. Come gli animali durante il periodo dell’estro.

Anche questo pensiero è del tutto falso, a differenza degli animali gli esseri umani hanno una sessualità slegata dal bisogno riproduttivo. La sessualità umana è legata all’affettività, alla dialettica tra due identità che si “conoscono” nel rapporto sessuale che non ha uno scopo razionale, quindi non è un bisogno, se lo diventa allora bisogna parlare di patologia.

Considerando che la “voce”, Dario Fo, è autorevole ed il giornale, Il “Fatto Quotidiano”, è letto in tutta Italia la pericolosità di messaggi di tal fattura aumenta!

La Pedofilia è una malattia mentale tra le più gravi che ha un eziopatogenesi legata ai primissimi momenti di vita dell’individuo e che nulla ha a che fare con la sua “possibilità” di avere rapporti con donne o di sposarsi o meno.

Consiglio a tutti coloro che vogliono approfondire il tema in modo serio la lettura del libro: “Chiesa e Pedofilia” di Federico Tulli edito da L’asino d’oro.

l’8 Marzo il 9 me risiedo

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Era un sapore di liquirizia. Un sapore adulto. Quello, insieme al sole ed all’odore dei pini umidi di notte.

Mi ha sempre ricordato i pomeriggi estivi passati con i nonni. Il sole del sud riscalda, abbronza, ti coccola ma se non stai attenta ti brucia, ti rovina la pelle è un calore che può diventare incendio. Se c’è una bella brezza da mare poi il tutto si fa molto complicato: il vento iodato accarezza la pelle. la pelle al sole rimane fresca, si fa sedurre dai modi gentili e premurosi dell’aria, decide di lasciarsi andare alle sue coccole e si rende insensibile al calore, alla luce. Una buona brezza marina, un’aria ben costruita, la termica del pomeriggio può sembrare proprio quello che cercavi. La sera poi, nella solitudine della mia stanza, davanti all’immagine riflessa della mia nudità alla specchio che mi guardava feroce ero costretta a riconoscere le bruciature! La pelle paonazza, i rossi, gli schiaffi del sole violento. E sempre la stessa domanda: come ho fatto a farmi fare così male? come è stato possibile?

Quella brezza marina del cazzo! l’arietta che ti coccola e non ti fa sentire il sole …

Ne sono passati di anni da quei giorni d’estate, ma oggi ho sentito ancora quella liquirizia e l’odore dei pini umidi di sera. Mi sono trovata nella solitudine della mia stanza. Lo specchio mi ha guardato e non ho potuto non vedere. La mia pelle rossa, livida, le scottature. Stanno guarendo ora.

Lui era il mio sole. caldo come l’estate.

Quel suo carattere sicuro, la sua vita riuscita, la capacità di risolvermi i problemi pratici, quel suo modo elegante di farmi un po’ da padre. Il maschio insomma! Alto, sicuro, razionale. Tutto questo era brezza marina, la termica del pomeriggio, quell’arietta che non mi ha fatto sentire la sua mancanza di emotività.

Ho leccato le scottature per un anno. Ora sono qui, nella solitudine della mia stanza. Lo specchio non mi guarda più e Ted mi abbraccia, così come mi abbracciava quando avevo 4 anni.

Aspetto, cerco. So che cosa cercare adesso, un uomo meno sicuro di sé. Che sia uomo e non maschio. Non mi fido più della brezza marina.

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Il Pennacchio di Cyrano

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C’è il sole da qualche giorno su Roma, una bella luce. Il cielo si ricama di striature bianche che riflettono il rosa del tramonto. Scie di aerei, nuvole passeggere, non so.

Ma il sole di questi giorni inganna perché fa freddo. Già sento nelle orecchie il rumore del pensiero che ha fatto la tua mente mentre leggevi: “si ma è secco”. Non si sa perché, sembra che sia obbligatorio dire questa cosa: “hai sentito che freddo? almeno c’è il sole però” “ma quale freddo? è secco!”

E invece no! non è secco nemmeno per un cazzo. C’è tanta luce ma non scalda.

E’ una promessa d’amore non mantenuta. Lei ti guarda da tanto, non perde nemmeno un’occasione per sedersi vicino a te. Da tempo.

Le hai chiesto qualcosa un giorno, lei ti ha risposto e non vedeva l’ora, e hai raccolto quelle informazioni che sembrano tutta la sua vita: nome-anni-lavoro-passioni-animalidomestici-storiepassate-famiglia-filmecanzonepreferita. E forse SONO tutta la sua vita, almeno quella che val la pena conoscere. Poi siete anche usciti. Una volta cinema, un’altra cena, un’altra ancora a sorpresa, l’hai portata a vedere quella mostra di cui ti aveva parlato tanto … vi siete baciati ovviamente.

Una mattina ti sei svegliato e lei ti ha detto: “basta, finiamola qui, tu sei una persona meravigliosa e con te ci sto veramente bene, per questo non voglio farti del male” e sul suo labiale, mentre emetteva i suoni delle parole, hai capito il solito testo, quello che avevi già sentito tante altre volte “ho paura di innammorarmi, pensavo che fosse una cosa senza impegno e invece mi hai fatto innamorare e per questo scappo”

Una delusione. Appunto, ciò di cui si parlava.

Una mattina alzi la serranda, ti ripari gli occhi perché entra troppa luce, e vai in bagno pensando che è una giornata meravigliosa, dopo giorni interi di pioggia, oggi è una giornata meravigliosa! Poi esci, e mentre apri il portone senti il freddo dell’aria che ti si appiccica alla faccia uscendo, non fai in tempo a pensare “cazzo ma fa freddo” che il vicino che sta aprendo la macchina prima di te ti vede, riconosce quello sguardo e ti dice: “bello eh? freddo ma secco!” e pensi “mavvaffanculo!” e dici “già, bello! buona giornata”.

Una delusione.

Nel cielo di Ustica (more info) quella notte sono successe tante cose. Tante tranne una, NON è SCOPPIATO UN ORDIGNO ALL’INTERNO DEL DC-9.

Lo sanno tutti quello che è successo, lo sapevano tutti. O almeno ne sapevamo una versione verosimile.

Poi una mattina ti svegli e l’ultimo neurone che ancora immagazzinava i residui del ricordo di quella storia inizia a sudare perché i telegiornali ne stanno parlando! shsh zitti! che cazzo dicono??

Dicono quello che tutti sapevano, ma lo dicono 33 anni dopo. E tu pensi “beh cazzo eddai! Finalmente! adesso sì che si ragiona eh! Adesso tutti dovranno ammettere! Decenni di bugie di stato! Coperture, servizi segreti echecazzo! Adesso finalmente potremo urlare la nostra indignazione! Le vittime! ”

Una delusione, una promessa non mantenuta. Fa freddo e non è secco. Potevamo amarci e sei scappata.

Non c’è nessuna rivincita nella verità su Ustica.

Oggi vorrei poter dire che Cyrano de Bregerac l’ho conosciuto, era amico mio. Ma non è vero. Vorrei averlo conosciuto perché era una persona che ha combattuto contro tante cose, ed è rimasto onesto. Certo lui era un gran fico ma l’ha pagato a caro prezzo. Però nonostante tutto Cyrano ha sempre contato sul suo pennacchio.

Oggi è il giorno in cui tre poliziotti assassini andranno in carcere. Per qualche mese. Continuando a dire che Aldrovandi (more info) era un drogato. Oggi è lo stesso giorno in cui sappiamo che quando usciranno dal carcere avranno ancora un lavoro, un distintivo, una pistola ed uno stipendio. Pagato da noi.

Se solo avessero avuto un pennacchio non sarebbero diventati assassini.

Ecco Cyrano, ve lo presento, questa è la sua fine, quella degli uomini giusti, buona lettura:

“Troppo tardi, cugina. Sto per salir lassù, nella luna opalina. Le anime che amo, simili agli estri miei, ritroverò in esilio, tra Socrate e Galilei. Astronomo, filosofo eccellente, musicista, spadaccino, rimatore,  del cielo viaggiatore, amante – non per sé – molto eloquente, qui riposa Cirano Ercole Saviniano Signor di Bergèrac, che in vita sua fu tutto e non fu niente.

Ma io vado, pardon, non posso far attendere. Visto il raggio di luna che mi è venuto a prendere? Non voglio il vostro appoggio, null’altro che le piante. Lei viene. I miei piedi son già di marmo. Già ho di piombo le mani. Ah, poiché ella è in cammino, andrò a incontrar la sua falce col mio destino. Voi che dite? Non serve? Lo so, bella scoperta. Perché battersi solo se la vittoria è certa? È più bello quando è inutile, tra scoppi di scintille. Chi sono tutti quelli? Ah, ma siete mille e mille. Ah, sì, vi riconosco, vecchi nemici miei siete tutti là: Menzogna, Codardia, Doppiezza, Compromesso… Lo so che alla fine sarò da voi disfatto. Ma che importa, io mi batto, io mi batto, io mi batto! Ah! Voi mi strappate tutto, tutto, l’alloro e la rosa. Servitevi. Malgrado voi, mi resta un’altra cosa che è mia. E quando stasera in cielo entrerò, fiero l’azzurra soglia salutarne io potrò, perché offrirò a Dio, con l’orgoglio che mai macchiai né macchio, l’indomita purezza del mio pennacchio.”

Sinistra, Psichiatria e feste dell’Unità

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Domenica 20 gennaio lo Psichiatra Luigi Cancrini ha pubblicato su L’Unità una recensione del libro Left 2009 di Massimo Fagioli dal titolo: Psichiatria liberata, Dalla cura dei pazienti all’impegno a sinistra La recensione dell’ultimo libro di Massimo Fagioli Left 2009

7.7 Roma.  Massimo Fagioli, psichiatra dell'Analisi Collettiva.

Cancrini e Fagioli si conoscono da tempo, fanno parte di quella generazione di psichiatri che ha traghettato la medicina della mente dal dopo guerra al nuovo millennio. Hanno vissuto la nascita degli psicofarmaci, lo sviluppo delle psicoterapie e la tanto discussa legge 180 con la relativa chiusura dei manicomi e con la nascita dei servizi di assistenza territoriale.

Cancrini è un dei tre maggiori esponenti del filone della psicoterapia ad approccio sistemico-relazionale, anche conosciuta come psicoterapia famigliare insieme a Carmine Saccu e Maurizio Andolfi. Cura una rubrica quotidiana sul giornale fondato da Gramsci ed ha avuto delle esperienze concrete di impegno politico anche come deputato nella XV legislatura.

I due hanno battuto strade molto diverse tra loro ma l’ultima occasione di incontro, durante la festa dell’Unità a Roma lo scorso anno, è stato un buon pretesto per iniziare un dialogo tra approcci diversi che cercano di arrivare allo stesso obiettivo: la cura della malattia mentale.

Con questo articolo Cancrini coglie lo spunto della pubblicazione dell’ultimo libro di fagioli per continuare quel confronto di idee iniziato durante il loro ultimo incontro. Sono molti gli spunti interessanti che vi lascerà la lettura della recensione, molte sono le cose condivise ed alcune domande di Cancrini aspettano risposte. Importante è però sottolineare come l’atteggiamento dell’autore sia quello di cercare i punti di contatto tra le diverse teorizzazioni perchè c’è bisogno di buona Psichiatria e perchè una certa ricerca sull’identità umana è possibile solo a sinistra.

Cancrini sembra ben cogliere uno dei nuclei centrali della teorizzazione Fagioliana quando scrive:

“È nelmomento della nascita, continua Massimo, che si sperimenta per la prima volta la separazione e la «fantasia di sparizione» che ad essa naturalmente si collega: esperienza e fantasia che indissolubilmente legate verranno vissute e rivissute ancora per tante volte (pag. 36) nell’abbandonare, nell’allontanarsi dai luoghi, cose o persone, sapendo che «il movimento della mente può attuarsi anche quando il corpo è fermo» e sapendo (questo l’aggiungo io) che sta proprio nell’eccesso e nella violenza di queste separazioni dall’oggetto mentale di riferimento l’origine di quelli che si configureranno come disturbi psichiatrici. Nel bambino e più tardi, se non si interviene in tempo, nell’adulto.”

Sul concetto di violenza nelle separazioni bisognerebbe approfondire. La rivoluzione copernicana della teoria di Fagioli è sicuramente lì, nella scoperta della “violenza” nella dinamica non cosciente di rapporto tra esseri umani che non è sadismo ma pulsione di annullamento, cioè capacità di rendere inesistente ciò che è esistente.

Avremo modo, forse più avanti, di confrontarci con gli altri su queste scoperte. Volentieri lo faremmo con Cancrini.

C’è solo un punto che non si riesce proprio a superare, la separazione dal Padre sembra difficile per i più. Cancrini scrive anche:

l’intuizione geniale di Freud propose con chiarezza l’idea per cui il disturbo psichiatrico riguarda la mente e non il corpo, la storia e la vita della persona invece che il substrato organico del suo funzionamento.”

L’affermazione è ampiamente discutibile. Freud parlava delle psicosi come di quelle malattie ad origine organica e proprio per questo non dovevano essere trattate dalla psicanalisi. Aveva ipotizzato il progresso delle neuroscienze e la nascita degli psicofarmaci.

In realtà molti prima di lui avevano cercato l’origine della malattia del pensiero in altri lidi, diversi dal soma, basti pensare all’esperienza di Mesmer ad esempio.

Una cosa va detta al Professor Cancrini, sono lieto che ci sia la possibilità di dialogare, finalmente, tra operatori del settore al di là delle differenze di approccio ma senza la presa di coscienza della frode Freudiana il dialogo sarà sempre castrato nelle sue possibilità di sviluppo.

Buona lettura a tutti.

L’interpretazione dei sogni, l’immagine femminile ed il plagiatore

Ottima intervista al Professor Massimo Fagioli condotta da Francesco Gatti per Rainews.

Lo spunto è l’uscita del libro “Left 2009”, la raccolta degli articoli firmati dal professore pubblicati dal settimanale Left nel corso dell’anno 2009. Volume impreziosito da una premessa dal titolo ” Immagine di donna”, un punto cardine della teoria Fagioliana.

L’intervista è di grande interesse per chi vuole approfondire non solo i temi della Psichiatria Italiana ma anche l’interesse nei confronti di una ricerca originalissima ed unica al mondo che ha prodotto in 40 anni di storia ininterrotta forse le uniche vere scoperte scientifiche in una branca della medicina che sembra arrancare in tutto il mondo!

In particolare il Professor Fagioli risponde a suo modo alle vecchie ed ormai obsolete accuse di essere un plagiatore, di essere una persona che ha costruito una “setta”. In questa ottica lo Psichiatra riprende le affermazioni del neo presidente della SPI, che avevo già commentato su questo blog, e ricorda come il suo lavoro e la prassi della Analisi Collettiva si fondi sulla massima libertà di rapporto senza nessuna implicazione, non ultima quella del pagamento della seduta che è del tutto libero, e soprattutto ricorda a tutti che svolge il suo lavoro da oltre 40 anni essendo abilitato dallo stato ed a fronte di una laurea, specializzazione e di numerose pubblicazioni, con tutte le carte in regola insomma per farlo!

Emma Bonino, Orazione funebre per la Melato sul sagrato!

Spieghiamoci subito, da quando Emma Bonino ha tenuto un’orazione funebre al funerale di Mariangela Melato sui Social Network si sono moltiplicati i commenti di denuncia e di disprezzo per la Chiesa di Roma che ha “costretto” la Bonino a dare voce ai suoi pensieri fuori dalla chiesa degli artisti dove il funerale si era appena svolto.

Ebbene chi scrive è un ateo puro al 100% ed un accanito contestatore del pensiero religioso, delle persone che compongono la chiesa e dei suoi adepti.

In questo caso però mi sfugge il motivo di tanto clamore. Per una volta (fatto raro per i chierici) la chiesa si comporta in modo coerente, facendo quello che dice. L’Onorevole Bonino è ed è stata la voce più autorevole della difesa della libertà di autodeterminazione, è stata in prima linea nelle battaglie per l’aborto, il divorzio, la procreazione assistita e l’interruzione delle cure, solo per citare le più importanti.

biografia

Tutti temi etici che hanno visto dall’altra parte del campo di battaglia le gerarchie Vaticane ed i rappresentati della chiesa cattolica tutta.

Ebbene di fronte a cotanto personaggio pubblico che ha fatto di queste battaglie e di quei pensieri la propria identità mi sembra del tutto logico che le venga vietato di declamare un’orazione funebre durante un funerale cristiano cattolico che si svolge in una chiesa.

Quello che trovo molto strano invece sono le reazioni dei tanti credenti che non sono d’accordo con questa presa di posizione dell’istituzione che li rappresenta. Ebbene signori miei le cose stanno così, ciò in cui credete e l’istituzione alla quale delegate le vostre coscienze e le vostre “anime” pensa e decide che il pensiero di Emma Bonino sia contro i precetti della chiesa ed effettivamente è così quindi sta a voi decidere da che parte stare, non si può tenere un piede su una sponda del fiume ed un altro sull’altra sponda, si rischia di morire divisi in due!

Anacronismo Psicanalitico

annelore

Prof.ssa Homberg. Autrice della lettera a Left

Ferro, nuovo timoniere della SPI, in una delle sue prime interviste ufficiali ha parlato di ventata nuova sullo scenario della Società psicoanalitica italiana. La richiesta di «pluralismo» e «sprovincializzazione» s’accompagna a una descrizione critica dell’esistente. Ferro parla di «isolamento antistorico» e denuncia che nella Spi vige un «senso di appartenenza senza sentire il bisogno di una qualche originalità», con la tendenza «di scagliare anatemi…contro gli “altri”, quelli che si preferisce non studiare ma demonizzare». L’intervista culmina nella frase: «Se una cosa non l’ha detta Freud, può andare bene lo stesso».

Questo scrive la Dott.ssa Homberg nella lettera a Left di questa settimana e queste sono, oggettivamente, delle grosse ventate di aria fresca da parte di chi ha rilasciato l’intervista.

Se è lo stesso presidente SPI ad affermare che la Psicanalisi non studia gli altri ma lancia anatemi, demonizza, che non sente il bisogno di originalità. Se addirittura afferma chiaramente che: “Fermarsi a Freud significherebbe trasformare una disciplina basata sull’esperienza in un credo religioso“. Allora c’è da strabuzzare gli occhi!

elezioni spi

Ebbene caro Dott. Ferro noi concordiamo, su tutta la linea! Siamo contenti che con enorme ritardo (La denuncia della frode Freudiana e della stupidità della sua teorizzazione risale almeno ai primi anni Settanta quando Massimo Fagioli pubblicò i suoi primi tre libri) ma alla fine avete guardato quanto sia diventata una religione ed un credo senza nessuna pretesa di scientificità questa Psicanalisi!

Certo dopo quasi 40 anni di Analisi Collettiva, dopo “Il libro nero della Psicanalisi” e “Il crepuscolo di un idolo”  di materiale per affrontare questa autocritica ce ne era eccome, ma come si dice in questi casi?? MEGLIO TARDI CHE MAI!